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Israele non ha bisogno di “consigli” contro l’annessione – Ha bisogno di conseguenze

Hagai el- Ad* direttore esecutivo di B’Tselem 30 aprile da +972 Magazine

Mezzo secolo di occupazione è un tempo più che sufficiente perché Stati potenti come la Germania imparino che la retorica senza azione non fa che rafforzare l’impunità di Israele

Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della scorsa settimana sulla situazione nel Medio Oriente l’ambasciatore tedesco Jurgen Schulz ha pronunciato quello che potrebbe essere erroneamente scambiato per un forte avvertimento in risposta alla notizia che l’accordo di coalizione tra il Primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo rivale Benny Ganz aveva stabilito di procedere con l’annessione della West Bank a cominciare dal primo luglio.

“Consigliamo con forza ad ogni governo israeliano di non procedere con l’annessione dei territori palestinesi occupati” ha detto l’ambasciatore. “Un’azione che sarebbe una chiara violazione del diritto internazionale e non avrebbe soltanto serie ripercussioni negative sulla possibilità di una soluzione dei due stati e sull’intero processo di pace ma potenzialmente anche sulla stabilità della regione e sulla posizione di Israele nella comunità internazionale”.

Perché dire “erroneamente scambiato” e non genuinamente forte avvertimento ? In breve: perchè questo “consiglio” non è stato – e non è mai stato – sostenuto da alcuna azione. Se una “chiara violazione del diritto internazionale” non dà luogo a delle conseguenze e se i responsabili non sono mai chiamati a render conto delle loro azioni che effetto possono avere tali parole?

Dopo questa vacua spacconata da spettacolo, la Germania ha ripetuto la sua posizione affermando che: “ Le attività di Israele negli insediamenti della Cisgiordania sono illegali secondo il diritto internazionale.” Tuttavia, le attività di costruzione negli insediamenti sono andate avanti indisturbate per più di mezzo secolo – un tempo sufficiente per Berlino per capire che il consiglio, per quanto affermato con forza, non aveva nessun effetto su Gerusalemme.”

Joseph Borrell, l’Alto Rappresentante/Vice Presidente dell’Unione Europea ha riconosciuto questo argomento quando ha scritto in febbraio “Gli Europei devono affrontare il mondo per quello che è e non per come vorrebbero che fosse,”cosa che a sua volta richiede di re-imparare il linguaggio del potere.”

Certamente la Germania, uno degli attori principali dell’Europa, potrebbe esercitare un tale potere se volesse. Ma quando si tratta di levarsi a difesa dei diritti dei Palestinesi, la Germania rifiuta di affrontare il “mondo così com’è”. Israele lo sa anche troppo bene, e così può facilmente trascurare il consiglio della Germania e continuare impunemente a opprimere un intero popolo.

Scontro di Palestinesi con le forze di sicurezza israeliane durante una protesta contro il piano “di pace” di Trump, nella Valle del Girordano 25 febbraio, 2020. (Nasser Ishtayeh/Flash90)

L’ inerzia su questo fronte è piuttosto impressionante se si considera che la Germania di recente ha dimostrato di poter usare il proprio peso considerevole, volendo. Quando i giudici della Corte Penale Internazionale nella udienza preliminare hanno invitato le parti a fornire la propria opinione sulla possibilità di una giurisdizione della Corte sullo Stato di Palestina, la Germania è stato uno dei pochissimi stati a obiettare a una giurisdizione della ICC.

Nella sua deposizione, la Germania ha formalmente affermato di “rimanere un fervente difensore della lotta contro l’impunità”. Tuttavia, ha deciso di sostenere la tesi che la Corte Penale Internazionale (ICC) non ha “solide basi giurisdizionali” perché lo Stato di Palestina non ha “sovranità”. Non importa che questa clausola non sia mai stata invocata in nessun caso nello Statuto di Roma e che neppure il Procuratore Capo Fatou Bensouda abbia mai richiesto niente di simile. I Palestinesi, ovviamente, devono ancora conquistare una loro sovranità – proprio perché Israele ha occupato la loro terra. Però, appigliandosi a questo non-argomento, la Germania ha insistito nell’opporsi a una indagine.

Se si trattasse solo di una questione tecnica di giurisdizione ad aver fermato la Germania, essa avrebbe potuto far leva sulla sua posizione nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per ottenere che il Consiglio portasse il caso Palestinese alla Corte Penale Internazionale, in modo da garantire la giurisdizione della Corte. Certamente, un “fervente difensore della lotta contro l’impunità” dovrebbe far pesare il proprio potere per sostenere il diritto internazionale. Invece, la Germania ha scelto di limitarsi ad affermare, ancora una volta, il suo presunto sostegno al principio di trasparenza e responsabilità .

Di fronte alle infinite violazioni da parte di Israele la Germania mantiene il silenzio del suo “linguaggio di potere”. Questo è un linguaggio che ha molti dialetti dei quali l’ICC è solo uno – ma la Germania ha deciso di non usarne nessuno se non per vuoti esercizi retorici. Intanto Israele continua a fare a pezzi i fondamenti del diritto internazionale di fronte al mondo intero, compresa la Germania. Continuare ad affermare che c’è qualcosa che non va senza agire per porre fine a questa situazione non è offrire un “forte consiglio”, è complicità.

* Hagai El-Ad è direttore esecutivo di B’Tselem: The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories.

Traduzione Gabriella Rossetti da https://www.972mag.com/germany-israel-annexation-icc/

PalestinaCeL

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