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Il “fiasco machiavellico” di Gantz

Ramzy Baroud da Middle East Monitor 20 aprile

Come il ‘centrista’ Gantz ha resuscitato Netanyahu, la destra israeliana

Doveva essere una mossa machiavellica, ma la decisione presa da Benny Gantz, leader della coalizione ‘Kahol Lavan’ (Blu e Bianco), di entrare in una coalizione di governo guidata da Benjamin Netanyahu rischia di destabilizzare il tessuto politico della società israeliana per i prossimi anni.

Con una mossa a sorpresa, Gantz ha stipulato compromessi politici precari, che gli consentiranno di diventare il presidente della Knesset (il parlamento israeliano), preludio della formazione di un governo di unità nazionale che includerà sia il partito al potere Likud che Blu e Bianco.

La mossa tuttavia si è rivelata disastrosa.

Non appena Gantz ha affermato di aver intenzione di stringere un’alleanza con Netanyahu, lanciando così un’ancora di salvezza al primo ministro ormai screditato, la coalizione Blu e Bianco si è rapidamente disintegrata. Sin dalla sua formazione, nata per partecipare alle elezioni dell’aprile 2019, il partito Blu e Bianco si è mosso su un terreno instabile. I capi della coalizione, Gantz (Resilienza per Israele), Yair Lapid (Yesh Atid), e Moshe Ya’alon (Telem) sembrano molto uniti, non tanto da ideologie comuni, ma da un odio assoluto nei confronti di Netanyahu e dal desiderio ardente di spodestarlo.

Netanyahu in Israele è il primo ministro rimasto in carica più a lungo, con un mandato caratterizzato da nepotismo e corruzione. Nel tempo, Netanyahu ha trasformato qualsiasi parvenza democratica di cui godeva il suo paese in affari personali e familiari. A causa della sua incessante disponibilità a fare ampie concessioni ai suoi alleati di estrema destra, finalizzate a garantire la propria sopravvivenza politica, Netanyahu ha offerto poco in termini di visioni politiche valide.

Per molti anni gli oppositori politici di Netanyahu hanno fatto poco per controbilanciare gli eccessi del primo ministro. Mentre Netanyahu è riuscito ad ottenere il favore dell’elettorato di destra israeliano, la cosiddetta ‘sinistra’ si è ridotta ad essere un ‘margine di errore’ alle elezioni israeliane e nei sondaggi d’opinione.

Un esempio lampante è l’ultimo sondaggio condotto all’inizio del mese dal canale televisivo israeliano Channel 12. Stando ai risultati, se gli Israeliani fossero stati chiamati al voto nel giorno del sondaggio, il partito laburista (fondato in Israele nel 1948) non sarebbe riuscito ad ottenere nemmeno un seggio alla Knesset.

Retrospettivamente, Gantz e i suoi alleati non avevano altra scelta se non quella di dichiararsi ‘centristi’. Per formare la loro coalizione, si sono appellati ai vari gruppi israeliani disillusi: elettori di destra insoddisfatti dallo stallo politico e dalle diseguaglianze economiche; persone di sinistra che hanno perso fiducia nelle abilità della sinistra tradizionale di rinascere come forza di opposizione, e pochi altri elettori indipendenti e centristi.

I calcoli di Gantz e dei suoi alleati hanno dimostrato di avere qualche merito, visto che gli elettori israeliani sono stati chiamati alle urne tre volte in meno di un anno per dare inizio ad una missione che prima sembrava impossibile: l’estromissione di Netanyahu.

Alle ultime elezioni di marzo, Blu e Bianco ha ottenuto alla Knesset 33 seggi, di certo non sufficienti per costituire una coalizione per conto proprio, ma quanto basta per formare una coalizione relativamente stabile in grado di assumere il controllo della Knesset e infine di formare un governo.

Per la prima volta dopo anni, è sembrato che la carriera politica di Netanyahu fosse giunta a termine, e che il primo ministro, accusato di corruzione, sarebbe comparso in tribunale, se non in prigione.

Ma Gantz si è trovato di fronte a un bivio, che infine ha portato ad una decisione apparentemente bizzarra, ovvero quella di formare un governo di unità nazionale con Netanyahu.

Per formare un governo senza il Likud, Blu e Bianco sarebbe stato costretto ad includere il terzo partito in ordine di consenso della Knesset: i partiti arabi sotto l’egida della ‘Joint List’ (la Lista Comune).

Nonostante la volontà della Joint List di unirsi alla coalizione precaria di Gantz (di cui avrebbero fatto parte alcune tra le più note personalità politiche anti arabe e razziste, tra cui Yisrael Beiteinu e Avigdor Lieberman), Gantz ha fatto tutto ciò che era in suo potere per prevenire questa eventualità.

Il razzismo in Israele è giunto al culmine, e qualsiasi concessione ai partiti arabi sarebbe stata interpretata da molti israeliani come un tradimento all’identità ‘ebraica’ dello stato, come sancito nel luglio 2018 dalla sciovinistica legge dello Stato-Nazione.

Facendo passare la sua decisione per una concessione imposta dalla pandemia, Gantz ha acconsentito alla formazione di un governo nazionale d’emergenza con Netanyahu che esclude la Lista Araba Unita.

Il 26 marzo Gantz si è autonominato presidente della Knesset, sostituendo l’ex presidente del Likud, dimessosi all’improvviso, Yuli Edelstein, ponendo le basi per le trattative con il Likud di Netanyahu sulla struttura del nuovo governo.

Se Gantz ha così anticipato le ricadute della sua decisione o meno è irrilevante, dal momento che ha deliberatamente optato per fare un patto col diavolo, invece di essere lui il politico ebreo israeliano ad aprire le porte alla partecipazione politica della comunità araba in Israele.

Tutto quello per cui Gantz ha lavorato – tre elezioni consecutive e i tentativi disperati volti a dare una narrativa politica centrista in un paese collocato a destra – è crollato. Yesh Atid e Telem, due dei tre principali pilastri in Blu e Bianco, hanno ufficialmente richiesto al Comitato per le disposizioni della Knesset, e hanno poi ottenuto, il permesso di staccarsi dalla fazione di Gantz.

Non sarebbe sorprendente, se le elezioni si tenessero ora in Israele, che il partito di Gantz otterrebbe 19 miseri seggi – rispetto alla crescente popolarità corrispondente ai 40 seggi del Likud.

Con questi rapporti di forza a suo favore, Netanyahu ha rafforzato la sua posizioni politica, esigendo sia di svolgere un ruolo nella nomina dei giudici (proteggendosi così da futuri procedimenti giudiziari), che di avvalersi del diritto di bloccare qualsiasi decisione della Alta Corte di Giustizia volta ad impedirgli di essere Primo ministro.

In seguito al mancato raggiungimento di un accordo, il compito di formare un governo è stato trasferito alla Knesset.

In caso di fallimento entro i 21 giorni, il paese sarà portato ad una quarta elezione, che il Likud e i suoi alleati sarebbero sicuri di vincere in modo decisivo.

È paradossale che l’uomo che ha riportato in vita il partito ‘centrista’ in Israele è lo stesso che lo ha distrutto. Così facendo, Gantz ha garantito a Netanyahu una nuova prospettiva di vita e, di conseguenza, ha rafforzato la presa sul potere della destra israeliana per i prossimi anni.

traduzione Claudia Vlad da https://www.middleeastmonitor.com/20200420-a-machiavellian-fiasco-how-centrist-gantz-resurrected-netanyahu-israels-right/

PalestinaCeL

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