CALL US NOW 333 555 55 65
DONA ORA

I palestinesi di fronte al corona virus nella tana del leone

Intrappolati in un settore sanitario impoverito, i palestinesi sono costretti a dipendere da un occupante che nello stesso tempo vanifica la loro capacità di prendersi cura di se stessi.

Mariam Barghouti April 27, 2020

Fissando il mare sporco sulla costa di Gaza City, un giovane palestinese mi dice gemendo: “Gaza è pronta per la sua sepoltura”. Questo avveniva a settembre 2019, ben prima che COVID-19 iniziasse a diffondersi in tutto il mondo e arrivasse sulla striscia. Per quanto inquietante fosse allora quella affermazione, lo è ancora di più oggi alla luce della pandemia.

Mesi dopo, quando i palestinesi in Cisgiordania sono stati “confinati” causa della malattia, un’ amica mi ha telefonato in preda al panico. “Siamo già stati attaccati indiscriminatamente da Israele, ora abbiamo a che fare con corona [virus]?” mi ha detto. “Anche se riusciamo a prendere tutte le misure giuste, che dire delle incursioni militari in corso? I soldati? Gaza?”

Quando sono venuti fuori i primi casi di COVID-19 in Palestina, a Betlemme, i funzionari palestinesi sia a Gaza che in Cisgiordania hanno agito rapidamente per contenere il coronavirus. Le scuole sono state chiuse, i ristoranti sono stati chiusi, i lavoratori sono stati sollecitati a lavorare da casa, sono state lanciate campagne di sensibilizzazione ed è stata imposta una quarantena rigorosa in punti di crisi come Betlemme e Gerico. Vulnerabili e insicuri delle risorse dopo decenni di occupazione, i palestinesi non potevano permettersi di essere lenti.

Finora, queste risposte rapide sembrano aver funzionato. Al momento in cui scriviamo, ci sono circa 480 casi confermati in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est, e 17 casi a Gaza; molti meno dei 15.400 casi in Israele.

Eppure, queste prime misure significano ancora molto poco.

lavoratori del settore sanità disinfettano strade a Rafah

Gli innumerevoli assedi quotidiani che i palestinesi affrontano per i capricci del regime militare israeliano si scontrano ora con una malattia invisibile e in rapida diffusione. Indipendentemente da ciò che facciamo, la nostra salute e sicurezza dipendono sempre dalle decisioni di uno stato la cui cura per la vita palestinese è quasi inesistente. Perfino i palestinesi con cittadinanza israeliana, che sono discriminati in tutti i campi della vita, vengono dopo le vite degli ebrei israeliani.

Perché questo è importante quando il mondo in generale è a rischio durante questa crisi globale? Perché la Palestina offre una palese dimostrazione di come le disuguaglianze create dall’uomo, in modi intricati e strutturali, riducano deliberatamente le possibilità di sopravvivenza delle persone. L’occupazione assomiglia a un torturatore che spoglia un prigioniero di tutti i suoi vestiti, lo lascia senza strumenti o risorse, e lo getta nella tana di un leone affamato. Il prigioniero può sopravvivere con arguzia e fortuna, ma le probabilità gli sono completamente contro.

Oltre agli attacchi immediati e diretti inflitti dall’occupazione – dagli arresti, alle demolizioni di case, ai proiettili dei cecchini e altro – le politiche di Israele hanno deliberatamente formato una comunità palestinese indebolita e divisa, rendendola incapace di difendersi nei momenti del bisogno. Anche quando c’è “cooperazione” tra i settori della sanità israeliano e palestinese, l’impatto dell’occupazione sul nostro tessuto sociale, economico e politico ha stabilito la nostra fragilità collettiva nell’affrontare la pandemia.

Ad esempio, in base al Protocollo di Parigi del 1994 – un accordo dell’era di Oslo firmato dai leader palestinesi con il falso pretesto di ottenere uno stato indipendente – tutte le importazioni e le esportazioni relative ai territori occupati rientrano nei regolamenti israeliani.

Ciò significa che le necessità sanitarie, come le spese farmaceutiche e le forniture mediche, sono fortemente limitate da Israele sotto la maschera della sicurezza. Il Ministero della salute palestinese è quindi costretto a pagare in eccesso le medicine a causa delle normative israeliane, senza alcuna garanzia di riceverle tempestivamente. Nel 2018, ad esempio, Israele ha ritardato la consegna di vaccini all’Autorità Palestinese dopo aver deciso di applicare la legislazione precedentemente revocata.

Gli alti tassi di disoccupazione e la mancanza di opportunità di lavoro, causati dalla dipendenza dall’economia israeliana che già saccheggia risorse e infrastrutture palestinesi, significa anche che le famiglie palestinesi non possono permettersi l’assistenza medica o l’alimentazione che potrebbe aiutarli contro malattie come COVID-19 . I palestinesi sono quindi intrappolati in un settore sanitario arretrato, dipendente da un occupante che nello stesso tempo sta paralizzando la loro capacità di prendersi cura di se stessi.

Gli ostacoli in Cisgiordania non si fermano qui: movimento limitato a causa di checkpoint; mancanza di sistemi igienico-sanitari a causa di vincoli urbanistici; mancanza di riparo a causa di demolizioni di case e sfratti; arresti e detenzioni durante le incursioni notturne; rifugiati che vivono in spazi sovraffollati; soldati che lanciano materiali tossici come gas lacrimogeni e “acqua puzzolente”; e innumerevoli altri danni che nuocciono al nostro benessere fisico, ci rendono ancora più compromessi nei confronti del COVID-19.

Queste condizioni sono persino peggiori a Gaza, che era già sull’orlo della invivibilità. Per i due milioni di persone della striscia, non c’è via d’uscita o possibilità di praticare la “distanza sociale”. In una prigione a cielo aperto, soffocata da un assedio di 13 anni e devastata da ripetuti attacchi militari, le persone sono indifese non solo di fronte a una pandemia ma nella sopravvivenza quotidiana.

Bambini in un campo profughi di Rafah riempiono taniche di acqua potabile durante il mese di Ramadan 11 giugno 2017, (Abed Rahim Khatib/Flash 90)

Tutto ciò significa che noi palestinesi non solo non siamo sostenuti, ma non siamo in grado di sostenerci a vicenda. Anche se i palestinesi riescono a contenere la diffusione e fare un uso efficiente di quelle poche risorse che abbiamo, rimaniamo in balia dell’occupazione. Per non parlare della crisi economica, dell’accresciuta povertà e insicurezza alimentare e altri effetti dannosi che si avvertiranno negli anni a venire.

E’ vero che ci sono gravi mancanze da parte della leadership politica palestinese, ma non sono paragonabili ai loro signori israeliani. Israele, in quanto potere occupante di fatto, è obbligato a fornire servizi alla popolazione occupata secondo il diritto internazionale; in altre parole, il guardiano della prigione è responsabile del benessere del prigioniero. E questo dovere implica il divieto di qualsiasi misura che comprometta in modo permanente i diritti della popolazione locale, incluso il diritto alla salute.

I palestinesi hanno protestato contro queste misure oppressive per decenni; ma anche quando le nostre urla sono state sentite, l’intervento internazionale non ha preso sul serio le nostre richieste.

L’importanza di avere il controllo sul nostro destino – o in termini più semplici, di avere la libertà – è che possiamo avere una possibilità di combattere. La libertà da sola non è sufficiente per superare la pandemia, ma almeno ci darebbe il potere di provare senza essere costantemente battuti e senza subire le conseguenze di scelte non fatte da noi. Questo è il significato dell’oppressione: progettare con la violenza e la forza una realtà i cui esiti brutali ricadono sugli oppressi.

Se decenni di occupazione, prigione di massa, omicidi, furti di terre e furti di risorse non bastano, forse la tragica fiamma di una pandemia farà vedere in modo più vivido le ingiustizie fatte apposta per danneggiare e immobilizzare i palestinesi. Proprio mentre prendiamo misure per affrontare COVID-19, dobbiamo anche affrontare le forze che ci spogliano e ci gettano nella tana del leone.

Mariam Barghouti è una scrittrice palestinese che vive a Ramallah Twitter: @MariamBarghouti.

traduzione Alessandra Mecozzi da https://www.972mag.com/palestinian-health-coronavirus-lions-den/

PalestinaCeL

VIEW ALL POSTS

NEWSLETTER

Iscriviti e resta aggiornato