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Al Ard film premiati. Donne: dal mare di Gaza al lavoro nelle colonie israeliane

LOCANDINA CINEPAL_aprile 2018

Come ogni anno il Festival a Cagliari  Al Ard  (la terra) porta belle sorprese e Monica Maurer, componente della giuria, è pronta a coglierle e condividerle. il 5 aprile alle 18 presso l’AAMOD in vi Ostiense saranno proiettati i due film qui sotto. In questi angosciosi giorni segnati da un altro massacro a Gaza – cecchini e carri armati contro una popolazione che manifestava volontà di libertà – la storia marina “controcorrente” della giovanissima Madeleine, proprio a  Gaza, racconta un esempio di volontà e tenacia, ci parla di speranza inflessibile. Maledetto basilico, ci farà conoscere il lavoro super sfruttato di donne obbligate a lavorare nelle colonie israeliane, a causa del furto di terra. Un caso di caporalato sotto occupazione.

http://www.alardfilmfestival.com

Palestine AWARD (miglior film sulla Palestina)

BROKEN DREAMS di Mohamed Harb|Palestina, 2015-2016|53’ (arabo, sottotitoli inglese)

Il film racconta la storia di Madeleine, una ragazza palestinese di 14 anni che, quando il padre viene gravemente ferito in un attacco della marina israeliana, ne prende coraggiosamente il posto nell’imbarcazione e accetta di cambiare radicalmente la propria vita. Madeleine diventa l’unico sostegno della famiglia e si afferma tra i pescatori e la gente di Gaza per l’amore per il mare, la sua bravura e tenacia, nonostante la sua storia rappresenti una sfida agli usi e costumi della comunità.

Mohamed Harb è nato nel 1979 a Gaza, dove vive e lavora. Nel 2011 si è laureato in Fine Arts alla Al Najah University di Nablus e dal 2003 dirige il Palestinian Space Channel di Gaza. È un membro della Palestinian Association of Fine Artists e ha partecipato a numerose mostre locali, regionali e internazionali, festival e workshop nei paesi arabi e in Europa, ottenendo ambiti riconoscimenti. Coltiva diverse discipline artistiche, s’interessa di fotografia, video e documentari. L’arte di Mohamed Harb, uno dei più importanti artisti contemporanei nell’ambito delle arti visive, è influenzata dal ‘grigio’ della situazione palestinese, che rappresenta attraverso i colori, e che spera di abbandonare, realizzando i suoi sogni. Tra i documentari diretti e prodotti, Colours in the ashes (2008), Cut Flowers (2009), You Will Meet (2010), The Darkness of Light (2010), Death Tunnel (2012-2013), The Bride of the Sea (2014).

Motivazione del premio: Per aver tracciato con sensibilità e competenza la condizione di una giovane lavoratrice di Gaza che affronta il mestiere del pescatore, tradizionalmente riservato agli uomini. La tragedia dell’assedio di Gaza e il dramma della vita quotidiana nella città assediata emergono con chiarezza e senza compiacimenti nel racconto della vita della protagonista. Il film costituisce un documento ed è una denuncia delle imposizioni a cui sono costretti gli abitanti di Gaza la cui vita è ridotta a mera sopravvivenza.

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al porto di Gaza

BLOODY BASIL (menzione speciale della Giuria)

di Elia Ghorbiah|Palestina, 2017|15’ (arabo, sottotitoli italiano)

Il documentario racconta la situazione delle donne palestinesi che lavorano nelle colonie israeliane e sono sottoposte a continui, intollerabili abusi e umiliazioni, da quando il regime d’occupazione ha confiscato le terre ai contadini palestinesi e li ha costretti, per sopravvivere, a lavorare negli insediamenti.

Elia Ghorbiah lavora in Palestina come giornalista e produttrice freelance. Ha prodotto documentari, corti e reportage per diversi canali televisivi: AJ+, Aljazeera English Channel, Middle East Eye, ZoomIn TV. Palestine TV, Press TV. Il suo primo documentario The bitter ink , sulla produzione letteraria dei prigionieri politici palestinesi, ha vinto il premio per il Miglior Regista Emergente della XIV Ed. di Al Ard [Doc] Film Festival.

Motivazione del riconoscimento: Per la sensibilità e l’ottimo inquadramento con i quali il regista ha trattato uno degli aspetti più complessi della situazione delle donne palestinesi lavoratrici sotto occupazione, tracciando un quadro in cui la nuova schiavitù delle lavoratrici senza tutela s’intreccia a quella della privazione dei diritti di tutti causata dall’occupazione militare. Il film denuncia il caporalato che anche in Palestina schiavizza le lavoratrici in campo agricolo.

PalestinaCeL

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