7 luglio 2022 Articoli , Caratteristiche

Mentre mi trovavo al posto di blocco militare di Qalandiya, un’ambulanza proveniente dalla città di Tubas, nel nord della Cisgiordania, stava aspettando un’altra ambulanza, in arrivo da Gerusalemme, che trasportava una bambina palestinese di 25 giorni.
La neonata stava tornando a casa, dopo essere stato operata al cuore all’ospedale Muqassad di Gerusalemme est.
“Non sembra particolarmente in forma”, ha detto il paramedico che accompagnava la bambina e sua madre.
“Le hanno dato molte medicine, ecco perché ha quel colore bluastro. Ora verrà curata con antibiotici a Tubas, quindi dovrà tornare all’ospedale Al-Muqassad, per sottoporsi a ulteriori interventi chirurgici. Speriamo per il meglio”, ha spiegato il paramedico.

Non sono un medico, ma ho subito pensato che essere trasferita da un veicolo all’altro chiaramente non facesse bene alla neonata. E, naturalmente, ho pensato a quanto fosse ingiusto che avesse bisogno di attraversare un posto di blocco militare, presidiato da soldati israeliani pesantemente armati.
Mentre stavo tornando, ho incrociato un palestinese che mi chiedeva informazioni. L’ho accompagnato nell’affollato ufficio israeliano incaricato di rilasciare i permessi necessari per attraversare il checkpoint.
Un palestinese, che era lì da ore, è finalmente riuscito ad attirare l’attenzione di una donna soldato israeliana, solo per sentirla abbaiare: “Non mi interessa, torna domani”.
Con uno sguardo rassegnato sul volto, l’uomo si è fatto da parte. Tornerà domani, per tentare la fortuna, insieme a molti altri palestinesi, ai quali vengono negati i diritti umani fondamentali e l’umanità.
(Tradotto da Tal Haran. A cura di Romana Rubeo)
tradotto dall’inglese a cura della redazione

– Come membro di Machsomwatch, Tamar Fleishman documenta gli eventi ai checkpoint militari israeliani tra Gerusalemme e Ramallah. I suoi rapporti, foto e video possono essere trovati sul sito web dell’organizzazione: www.machsomwatch.org. È anche membro della “Coalition of Women for Peace” e volontaria in “Breaking the Silence”. Tamar Fleishman è il corrispondente di The Palestine Chronicle al checkpoint di Qalandiya.

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