31 maggio 2025 Romana Rubeo su The Palestine Chronicle

Di Romana Rubeo
Nella sua dichiarazione finale, il Tribunale di Gaza a Sarajevo ha formulato un appello esaustivo alla responsabilità globale, alla resistenza e allo smantellamento dei sistemi che sostengono l’oppressione dei palestinesi.
In una dichiarazione finale radicale e intransigente , il Tribunale di Gaza riunitosi a Sarajevo ha condannato il “genocidio continuo in Palestina”, ritenendo Israele responsabile di una vasta gamma di crimini, tra cui l’apartheid, il colonialismo di insediamento e lo sterminio sistematico.
Il Tribunale per Gaza è stato formalmente inaugurato a Londra nel novembre 2024 da una coalizione di accademici, intellettuali, difensori dei diritti umani e rappresentanti di organizzazioni della società civile.
Guidato da Richard Falk, esperto di diritto internazionale ed ex relatore speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, il Tribunale per Gaza si propone di fornire una piattaforma per un “esame completo delle dimensioni legali, etiche e geopolitiche” delle “crisi in corso” nella Striscia di Gaza “attraverso la lente del diritto internazionale e dei diritti umani”, secondo una dichiarazione ai media.
“Noi, membri del Tribunale di Gaza, riuniti a Sarajevo dal 26 al 29 maggio 2025, dichiariamo la nostra collettiva indignazione morale per il continuo genocidio in Palestina”, si apre la dichiarazione, affermando la solidarietà con il popolo palestinese e l’impegno a porre fine all’impunità per “autori e complici”.
La dichiarazione ha mosso dure critiche al regime israeliano, accusandolo di “decenni di politiche e pratiche di colonialismo di insediamento, etnosuprematismo, apartheid, segregazione razziale, persecuzione”, nonché di “fame forzata” e “sterminio”.
Il tribunale ha chiesto “il ritiro immediato delle forze israeliane e la fine del genocidio, di tutte le azioni militari israeliane, degli sfollamenti forzati e delle espulsioni, (e) delle attività di insediamento”.
Chiedeva inoltre “il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri, comprese le migliaia di donne, uomini e bambini palestinesi trattenuti nelle violente strutture di detenzione israeliane”.
La dichiarazione non ha risparmiato la comunità internazionale, denunciando uno “scandalo storico di inazione” e sollecitando i governi e le organizzazioni internazionali “a rispettare il diritto internazionale, a chiamare a rispondere i responsabili e a fornire immediato soccorso e protezione al popolo palestinese”.
I governi occidentali, i mezzi di informazione e le istituzioni accademiche sono stati tutti indicati come complici nel favorire i crimini israeliani o nel reprimere il dissenso.
La dichiarazione ha condannato “l’ondata di persecuzioni e repressioni contro i difensori dei diritti umani, gli attivisti per la pace, gli studenti, gli accademici, i lavoratori, i professionisti e altri”, affermando al contempo il diritto di esprimersi e di resistere all’oppressione senza ritorsioni.
Con una decisa affermazione, il Tribunale ha dichiarato: “Respingiamo l’ingiusta tattica di diffamare come ‘antisemiti’ o ‘sostenitori del terrorismo’ tutti coloro che osano parlare e agire per difendere i diritti del popolo palestinese e condannare le ingiustizie e le atrocità del regime israeliano”.
Affrontando i fondamenti ideologici dello Stato israeliano, il Tribunale ha apertamente respinto il sionismo, definendolo “l’ideologia ufficiale dello Stato del regime israeliano… delle forze che hanno colonizzato la Palestina” e chiedendone la sostituzione con “una sistema fondato sull’uguaglianza dei diritti umani per cristiani, musulmani, ebrei e altri”.
Il diritto dei palestinesi a resistere è stato sostenuto in termini conformi al diritto internazionale.
“Riconosciamo il diritto del popolo palestinese a resistere all’occupazione straniera, al dominio coloniale, all’apartheid… anche attraverso il ricorso alla lotta armata, in conformità con e come riconosciuto dal diritto internazionale e come affermato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.”
Il Tribunale ha elogiato gli sforzi della Corte internazionale di giustizia e della Corte penale internazionale nel perseguire l’accertamento delle responsabilità nei confronti dei leader israeliani, accogliendo con favore il “parere consultivo storico” della Corte internazionale di giustizia e sollecitando l’attuazione di tutte le misure provvisorie nel caso di genocidio intentato dal Sudafrica.
Ha inoltre invitato tutti gli stati a “porre fine a ogni commercio di armi con il regime israeliano e ad attuare sanzioni nei suoi confronti” e a sostenere gli sforzi universali per “il boicottaggio, il disinvestimento, le sanzioni, un embargo militare e la sospensione dalle organizzazioni internazionali”.
La dichiarazione si è conclusa con un solenne invito all’ azione della società civile globale:
Siamo convinti che la sfida della giustizia ricada ora sulle persone di coscienza di tutto il mondo, sulla società civile e sui movimenti sociali, su tutti noi. Pertanto, il nostro lavoro nei prossimi mesi sarà dedicato ad affrontare questa sfida. Le vite dei palestinesi sono in gioco. L’ordine morale e legale internazionale è in gioco. Non dobbiamo fallire. Non cederemo.
The Palestine Chronicle
– Romana Rubeo è una scrittrice italiana e caporedattrice di The Palestine Chronicle. I suoi articoli sono apparsi su numerosi giornali online e riviste accademiche. Ha conseguito una laurea magistrale in Lingue e Letterature Straniere ed è specializzata in traduzione audiovisiva e giornalistica.
traduzione a cura della redazione

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