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Un giorno nelle nostre vite come nazione che occupa ed espropria

Amira Hass 30 novembre 2021

Soldati dell'IDF in un poligono di tiro lo scorso settembre
Soldati dell’IDF in un poligono di tiro lo scorso settembre Credito: Amir Levy

Abbiamo noi, ebrei israeliani, sviluppato una mutazione nel nostro materiale genetico a causa del processo esteso e inarrestabile del dominare un altro popolo e appropriarsi della sua terra? Se l’inquinamento e le radiazioni radioattive causano mutazioni, perché gli ordini e il potere di invadere, distruggere, saccheggiare e uccidere che sono stati dati nel corso degli anni a masse di israeliani armati di 18 anni non dovrebbero causare malattie genetiche – e non solo psicologiche e comportamentali – cambiamenti in loro e, in seguito, nella loro prole?

Prendiamo un giorno della nostra vita come nazione occupante ed espropriatrice: 23 novembre 2021. Decine di soldati e ufficiali dell’amministrazione civile israeliana in Cisgiordania – senza contare i programmatori, i consulenti legali e i comandanti coinvolti dietro le quinte – hanno distrutto e confiscato abitazioni, tende, ovili, una strada e persino un futuro mausoleo. In un solo giorno, secondo B’Tselem, 22 palestinesi a Gerusalemme, nelle colline a sud di Hebron e nelle aree di Ramallah e Nablus hanno perso le loro case.

Alla fine di quel giorno, i membri del servizio hanno sentito qualcosa di trascendente? O letargia, come dopo una giornata passata tra scartoffie? Fatica, a causa della loro levataccia? Come possiamo spiegare che loro, e decine di migliaia di soldati, ufficiali e giuristi prima di loro, sono convinti che quello che stanno facendo va bene?

Quanti soldati che hanno sparato alle ginocchia dei manifestanti lungo il confine della più grande prigione del mondo, la Striscia di Gaza, si svegliano angosciati per l’invalidità permanente che hanno causato a questi prigionieri? La loro indifferenza al disastro che hanno inflitto agli altri è il risultato del lavaggio del cervello e delle bugie alimentate verso di loro forzatamente dalle scuole e dai mass media, o l’hanno ereditata da genitori e nonni che hanno fatto la stessa cosa?

Queste domande mi sono venute in mente quando ho letto la dichiarazione di Nave Shabtay Levin, 17 anni, sulla sua intenzione di rifiutare il servizio di leva, anche a prezzo di andare in prigione per questo.

Soldati dell'IDF in un poligono di tiro lo scorso settembre
Soldati dell’IDF in un poligono di tiro lo scorso settembre Credito: Amir Levy

“Come tutti i bambini israeliani, sono cresciuto con un retaggio militare violento e razzista”, ha scritto. “Alla terza elementare, conoscevamo già tutti le storie ‘eroiche’ dei fondatori dello stato, come soldati coraggiosi avevano espulso le persone dalle loro case in modo che noi potessimo vivere qui. … Quando non studiavamo, giocavamo – ci vestivamo da soldati, impugnavamo fucili giocattolo e facevamo finta di essere quei soldati. … Siamo cresciuti, l’indottrinamento è cresciuto con noi. Alle medie ci hanno detto di imparare l’arabo. Non perché potessimo parlare e fare amicizia con le ragazze della nostra età… ma per imparare a dire, quando avremmo fatto irruzione nelle loro case, di riunire la loro famiglia in soggiorno. … Quando le persone sentono che siamo al liceo, chiedono immediatamente: ‘Cosa farai nell’esercito?’”

Nave e gli obiettori di coscienza come Shahar Perets, che dovrebbe tornare questa settimana alla prigione militare, per la quarta volta, ed Eran Aviv, che ha ricevuto un’esenzione dalla leva dopo 114 giorni in una prigione militare, sono una mutazione di una mutazione, o è stato il cambiamento genetico a saltarli?

O forse questi non sono cambiamenti genetici, ma piuttosto un ricablaggio sui generis del nostro cervello dovuto alla comunicazione tra le nostre cellule nervose e la pratica di soggiogare i palestinesi? Tra le nostre cellule nervose e il processo inebriante di saccheggiare la loro terra e passarla agli ebrei? È ragionevole pensare che i nostri neuroni siano stati colpiti durante i decenni in cui abbiamo sviluppato un modello anacronistico ma sofisticato di colonialismo di insediamento. In tutto il mondo – comprese quelle parti che sono state costruite sulla distruzione delle vite dei popoli indigeni da parte dell’insediamento europeo e dell’impresa di supremazia – il cablaggio del cervello è cambiato e c’è un’ammissione degli orribili crimini commessi. Ma non dimenticate: il riconoscimento è arrivato tardi. In molti di questi stati, i popoli indigeni si erano ridotti demograficamente,

Si prevede che l’epidemia della supremazia ebraica mieterà sempre più vittime. Sia che le menti degli obiettori di coscienza non siano diventate dipendenti dal potere o che questi giovani adulti siano anticorpi contro l’epidemia di supremazia, per il bene del futuro di questo luogo, possano essi moltiplicarsi.

Traduzione a cura della redazione

PalestinaCeL

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