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Rinnovando la Cooperazione sulla sicurezza con Israele l’autorità Nazionale Palestinese ammette il fallimento

Il presidente Abbas è stato costretto a tornare al collaudato copione dopo che l’Autorità Palestinese non ha trovato alcun sostituto per le entrate fiscali che si è rifiutata di accettare dalle detrazioni israeliane.Di Jack Khoury – 18 novembre 2020 http://www.haaretz.com/…/article…/.premium-1.9315600L’annuncio da parte dell’Autorità Palestinese di martedì che stava rinnovando il coordinamento civile e di sicurezza con Israele è un’ammissione che le sue politiche dello scorso anno hanno fallito. È un altro messaggio per l’opinione pubblica palestinese e la comunità internazionale che la dirigenza palestinese non ha una strategia chiara.Come previsto, l’opinione pubblica palestinese ha accolto con indifferenza l’annuncio di Hussein al-Sheikh, Ministro Palestinese per gli Affari Civili e membro della cerchia ristretta del presidente palestinese Mahmoud Abbas. Al-Sheikh ha cercato di presentare la mossa come una vittoria palestinese che ha fatto seguito agli enormi sforzi di Abbas in ambito internazionale, e ha affermato che l’Autorità Palestinese aveva ricevuto un documento da Israele che si impegnava a rispettare tutti i suoi accordi passati. Ma quella spiegazione probabilmente non ha suscitato alcun plauso.La mossa era attesa negli ambienti politici e diplomatici di Ramallah, data la pressione economica e politica che l’Autorità Palestinese ha dovuto affrontare da quando è stata applicata la detrazione di un importo equivalente ai sussidi elargiti ai prigionieri palestinesi detenuti in Israele e alle loro famiglie provenienti dalle tasse che Israele riscuote per l’Autorità Palestinese e girati a Ramallah. Il governo palestinese ha rifiutato di accettare il denaro a causa delle detrazioni, e in maggio Abbas ha annunciato che avrebbe cessato il coordinamento con Israele e Washington in seguito all’intenzione del primo ministro Benjamin Netanyahu di annettere gli insediamenti della Cisgiordania e alla presentazione del piano per il Medio Oriente del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.Con la cessazione degli aiuti statunitensi all’Autorità Palestinese e senza il gettito fiscale, Ramallah rimase con poche opzioni di finanziamento. Lo scoppio della pandemia di coronavirus e un serrato blocco da parte dell’Autorità Palestinese in primavera e in estate hanno solo acuito il disagio. Per molti mesi, dozzine di funzionari palestinesi hanno ricevuto solo la metà del loro stipendio e ricevere una retribuzione è diventata una priorità per la maggior parte dei palestinesi. Senza gli introiti delle vendite non ci può essere commercio e senza commercio non c’è economia e reddito.Le dichiarazioni di Abbas, del primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh e di altri alti funzionari dell’Autorità Palestinese che non intendono ritirarsi dalla loro posizione non sono state sostenute da alcuna misura diplomatica o economica in accordo con la comunità internazionale o i paesi arabi. Il mondo era troppo impegnato con la pandemia, o forse aveva disperato la questione palestinese alla luce della stretta collaborazione tra Trump e Netanyahu.La maggior parte dei paesi si è preoccupata delle proprie crisi interne, mentre i ricchi paesi arabi, come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, hanno annunciato la normalizzazione dei legami con Israele, con l’Arabia Saudita che appoggia la mossa o chiude un occhio su di essa, e con la benedizione dell’Egitto. Il tentativo palestinese di convincere la Lega araba a condannare gli accordi è fallito, rimanendo soli nell’opporsi.Considerando la situazione, Abbas e il direttivo dell’Autorità Palestinese hanno fatto la mossa giusta e si sono rivolti verso l’interno. Nelle ultime settimane hanno mostrato vero coraggio e alti funzionari di Fatah e Hamas sono stati fotografati insieme a Istanbul, Beirut, Doha e persino Damasco. Pochi giorni fa una delegazione di Fatah di Ramallah, guidata da Jibril Rajoub, si è recata al Cairo per proseguire i colloqui con un gruppo di alti funzionari di Hamas, guidati da Saleh al-Arouri, per discutere dello svolgimento di elezioni presidenziali e parlamentari.Ma a Ramallah e Gaza si era capito che la mossa non avrebbe prodotto risultati immediati, se non nessuno, e che la reciproca diffidenza non sarebbe scomparsa in tali vertici, ma solo quando entrambe le parti avessero preso la decisione strategica di unirsi. Nel frattempo, una tale decisione non è in vista a causa del desiderio di ciascuna organizzazione di rimanere al potere nel proprio territorio. In mancanza di una tale prospettiva, l’Autorità Palestinese è convinta che Hamas stia panificando le proprie mosse nei confronti di Israele, incoraggiato dal Qatar e forse anche dall’Egitto. La riconciliazione non è quindi al primo posto delle sue priorità.In queste circostanze, tutto ciò che l’Autorità Palestinese potrebbe fare è cercare una via per tornare ai negoziati con Israele utilizzando gli strumenti collaudati del coordinamento della sicurezza e del trasferimento di denaro, e l’anticipazione di alcuni progressi diplomatici, come è avvenuto un quarto di secolo fa. I palestinesi hanno chiesto a Israele una dichiarazione di intenti firmata, e l’hanno ottenuta dal coordinatore delle attività governative nei territori, il maggiore generale Kamil Abu Rokon. Hanno fatto in modo di ricevere il documento il 17 novembre, appena due giorni dopo che i palestinesi celebrano il loro Giorno dell’Indipendenza, dichiarato da Yasser Arafat in Algeria nel 1988, e alla vigilia della visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo in Israele, durante la quale visiterà anche l’insediamento di Psagot in Cisgiordania. Nel 1988, i palestinesi piansero di gioia. Oggi piangono per l’umiliazione.

Grazie per la Traduzione a Beniamino Rocchetto Fonte: https://www.haaretz.com/…/.premium-by-renewing-israel…

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