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Biden o Trump, Linda Sarsour continua a scendere in piazza

di Alex Kane 28 ottobre, 2020 nella foto Linda Sarsour con altre organizzatrici della Marcia delle donne, tra cui Bob Bland, Tamika Mallory e Carmen Perez, 21 gennaio, Washington DC. (Kisha Bari)

L’attivista palestinese americana Linda Sarsour parla della mobilitazione per Biden nonostante i suoi dubbi e del perché sconfiggere Trump non è sufficiente per il movimento progressista.

Linda Sarsour, una delle più eminenti attiviste musulmane d’America, non fa proprio salti di gioia alla prospettiva di una presidenza di Joe Biden. Biden rappresenta tutto ciò che Sarsour non rappresenta: vecchio, bianco, maschio, centrista, sionista. Tuttavia, l’attivista palestinese-americana ed ex sostenitrice della campagna di Bernie Sanders sta mobilitando le comunità da cui proviene per il voto a Biden e contro Donald Trump. Per Sarsour, Biden è l’avversario che ci vuole alla Casa Bianca. Trump è troppo “fascista” per essere smosso, dice, mentre Biden potrebbe potenzialmente rispondere a un movimento progressista che lo mettesse sotto pressione.

Gran parte delle comunità musulmane americane e araboamericane sono d’accordo con lei, nonostante la loro sfiducia nelle posizioni di politica estera di Biden. Secondo un nuovo sondaggio dell’Arab American Institute, il 59% degli araboamericani afferma di votare per Biden, mentre il 35% sostiene Trump. Mentre il 71% dei musulmani americani sostiene Biden, secondo un sondaggio del Council on American-Islamic Relations. I loro voti potrebbero essere decisivi in alcuni stati campo di battaglia come il Michigan, dove oltre 200.000 persone fanno risalire le loro radici al Medio Oriente.

A meno di una settimana dal giorno delle elezioni, Sarsour – che ha trascorso la fine dell’estate e l’autunno a Louisville, Kentucky, organizzando i residenti che premono per un cambiamento all’indomani dell’uccisione di Breonna Taylor da parte della polizia – è attualmente in giro per il paese per assicurarsi che quelle comunità e la sinistra progressista più ampia vada a votare e a fare bene ciò che dicono ai sondaggisti.

Ho parlato con Sarsour, ex leader della Marcia delle donne e capo del gruppo musulmano americano MPower Change, delle sue opinioni sulle elezioni, la Palestina, la brutalità della polizia, il movimento “Black lives” e lo stato del movimento progressista.

Linda Sarsour con un’ interprete del linguaggio dei segni alla protesta di March for Truth a Washington DC, il 3 giugno 2017 (Miki Jourdan / CC BY-NC-ND 2.0)

Questa conversazione è stata modificata per lunghezza e chiarezza

Quale è la tua attività verso le elezioni? Vi date da fare sia tu che la tua organizzazione MPower Change?

Sto facendo due cose parallele che si intersecano. Sono a capo della My Muslim Vote Campaign, che si rivolge specificamente agli elettori musulmani negli stati chiave, tra cui Wisconsin, Ohio, Michigan, Pennsylvania, Florida, Texas e North Carolina. Abbiamo pubblicato sei video multilingue di un minuto. Spiegano come le persone possono ottenere il voto per corrispondenza, in urdu, somalo, bengalese, arabo, ovviamente inglese, e farsi. Queste sono le lingue che usiamo perché sappiamo che molti musulmani americani non fanno parte della nostra organizzazione, e non hanno mai veramente partecipato alla nostra organizzazione elettorale, per votare per posta. Faccio [anche] parte di un gruppo in Kentucky chiamato Until Freedom. Abbiamo un “tour sullo Stato di emergenza” [per mobilitare l’affluenza alle urne], e andrà in nove stati, tra cui Alabama, Georgia, Florida, North Carolina, Pennsylvania e Michigan. Saremo via dal 22 ottobre fino al giorno delle elezioni.

Come vedi lo stato di mobilitazione della comunità musulmana americana e dove si orienta il sostegno in termini di candidati? Immagino che la maggior parte vada a Biden.

La nostra comunità musulmana americana sta purtroppo votando proprio ora per cercare di fermare i danni. Il sentimento è che Donald Trump abbia causato ancora più danni di quanto le comunità abbiano visto anche prima di lui. Ma la comunità musulmana americana non può negare che sotto l’amministrazione Trump queste cose sono state esacerbate, compresa la messa al bando dei musulmani. E questa messa al bando, per la nostra comunità, è talmente vicina e ha un impatto così diretto perché abbiamo famiglie separate l’una dall’altra. [Questo ha] trasmesso un messaggio alla nostra comunità che se Trump ci fosse per altri quattro anni, la lista dei paesi [vietati] potrebbe allungarsi e includere altri paesi a maggioranza musulmana, come i paesi nordafricani.

Il candidato presidenziale Joe Biden parla al Moving America Forward Forum ospitato da United for Infrastructure presso la Student Union, Università del Nevada, Las Vegas, Nevada, 16 febbraio 2020 (Gage Skidmore / CC BY-SA 2.0)

Ciò che motiva [anche] la comunità a votare è che hanno ottenuto una conferma pubblica dalla campagna di Joe Biden. Biden lo ha detto pubblicamente, non solo alla comunità musulmana in una riunione. Ha detto che una delle sue priorità nel primo giorno della sua amministrazione è abrogare il divieto per paesi musulmani. Quel divieto potrebbe non avere necessariamente un impatto sui tre-cinque milioni di musulmani che vivono in America, ma ha un impatto su una parte significativa della nostra comunità. Questo è il motivo per cui la comunità musulmana ritiene che in questo caso può valere la pena votare.

E Trump – conosci la separazione delle famiglie al confine e le crescenti deportazioni che hanno avuto un impatto sulla nostra comunità. La comunità non è entusiasta. Non sono entusiasti. Ma sanno che devono fare la cosa giusta, e la cosa giusta può non essere sempre la cosa che volevi, ma sai che devi farlo.

Come pensi che la campagna per Biden si sia rivolta ai musulmani americani, che sono un importante blocco elettorale per il Partito Democratico? Ovviamente, non ti hanno reso troppo felice durante la Convenzione Nazionale Democratica, quando ti hanno criticata dopo che sei comparsa a un evento della DNC. Qual’ è la tua valutazione di come hanno stabilito il contatto con i musulmani americani?

Come hai detto, c’era una posizione nella Convention che riguardava me, ma in realtà era più grande di me. Era un segnale per le più grandi comunità musulmane americane e araboamericane. Ha in qualche modo aumentato la mia credibilità tra i progressisti e la sinistra e tra le comunità da cui provengo. Non ho mai lavorato per la campagna Biden, né volevo lavorare per loro. Quindi, per poter continuare ad avere credibilità – per mobilitare la mia comunità – ci doveva essere una conferma da qualche parte che non sono passata da Bernie a Biden, cosa che qualcuno potrebbe aver pensato. Sai come sono le persone, potrebbero essersi dette: “Beh, forse Linda viene pagata dalla campagna. Perché Linda dice alla gente di votare per Biden? ” Quindi, in realtà, per me, è stata una buona mossa da parte della campagna dire che non ne facevo parte.

Ma ha comunque segnalato alla comunità che la campagna non era d’accordo con le mie opinioni, che sono le opinioni della maggioranza della comunità da cui provengo. Sostenere il BDS [il movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni] non è una posizione marginale nelle comunità musulmane o araboamericane. E non lo è la nostra critica alla lobby di destra pro-Israele in America. E neanche la nostra critica veemente allo Stato di Israele, all’occupazione e agli insediamenti. Tutte le posizioni che dichiaro sono posizioni centrali nella mia comunità. Quindi questo è stato un grosso, grosso errore commesso dalla campagna Biden. E non l’hanno mai davvero corretto. Non hanno mai veramente fatto marcia indietro in pubblico. Anche quello è diventato un problema e qualcosa che dobbiamo superare.

Ecco perché la mia voce era importante per continuare a mobilitarsi in queste elezioni. Perché le persone nella mia comunità stanno fondamentalmente dicendo: “Guarda, se Linda Sarsour si sta mobilitando e ci dice che dobbiamo votare, ed è stata attaccata personalmente dalla campagna, allora è credibile nella sua posizione e sta facendo qualcosa.” Ecco perché ho sempre detto: “Guardate, non sono amica di Biden. Non andrò a cena con Biden una volta che diventerà presidente. Sarà il mio avversario alla Casa Bianca “.

Questa è la posizione che ho tenuto come individuo nella più ampia comunità musulmana americana, dicendo: “Non ne posso più dei fascisti. Non riusciamo ad andare avanti combattendo i fascisti. Stiamo investendo tutte le nostre energie nell’essere reazionari e nell’incapacità di portare avanti le nostre politiche o i nostri movimenti. Allora prendiamoci un avversario migliore e il nostro avversario migliore è Biden. ” Questo argomento ha funzionato meglio nella nostra comunità.

Il problema con la campagna per Biden è che non capiscono le dinamiche politiche della nostra comunità né la nostra mappa del potere. In realtà non sanno – e si capisce dal loro raggio d’azione – chi può mobilitare i musulmani americani, chi sono le organizzazioni più potenti per iscritti, che hanno sezioni in tutto il paese, che possiedono mattoni e malta in tutto il paese, che sono in grado di portare le persone al tavolo. Non hanno organizzatori di base musulmani ad alto livello nella campagna, che sarebbero stati in grado di mostrare loro come funzionano le dinamiche e chi nella comunità è effettivamente il più influente quando si tratta di lavoro elettorale.

Cosa ti aspetti, pronostichi, se Biden vincerà le elezioni? Quali saranno le battaglie più importanti tra persone come te e la Casa Bianca?

Una riguarderà sicuramente la polizia in questo paese e spingere l’amministrazione Biden a concentrarsi sulla riforma della giustizia penale nel suo complesso. L’assistenza sanitaria sarà un grosso problema su cui dovremo lottare con l’amministrazione, soprattutto se riconquisteremo il Senato e saremo in grado di mettere insieme una sorta di Medicare for All. Biden ha detto che se una legge su Medicare fosse arrivata alla sua scrivania, non l’avrebbe firmata. Dubito che questo sia vero, perché penso che costruiremo attorno a lui un movimento abbastanza grande da essere costretto a farlo.

Penso che ci saranno sicuramente alcune lotte su questioni di politica estera. Non lo prevedo all’inizio dell’amministrazione – non credo che Biden sia concentrato su questo adesso, non sembra essere la sua piattaforma principale. Ma prevedo che scivolerà sulle questioni Iran e Palestina-Israele.

Dato che sei stata molto attiva nell’organizzarre contro la brutalità della polizia, secondo te la campagna per Biden come si posiziona?

Ho l’impressione che la campagna di Biden stia cercando di prendersi una porzione di questa lotta. Si sentono molti più richiami a Breonna Taylor e George Floyd e si fa appello ad attivisti e persone che hanno a cuore la sacralità della vita dei Neri. Ma sento anche [richieste] di legge e ordine. Non riesco a decifrare esattamente dove si situi questa amministrazione sulle questioni della brutalità e della assunzione di responsabilità della polizia. La campagna in questo momento sta cercando di soddisfare gli elettori centristi e le persone che sono a favore delle forze dell’ordine. Ecco perché penso che sarà una delle più grandi lotte. 

Una volta Presidente degli Stati Uniti, questi movimenti non faranno come hanno fatto con [Barack] Obama. Saranno in piazza e chiederanno conto, ricordando che abbiamo commesso degli errori sotto l’amministrazione Obama. Credevamo che Obama fosse un avvocato della costituzione. Era un organizzatore del Southside di Chicago. Era nero. E credevamo davvero di aver fatto la storia, cosa che abbiamo fatto, e che Obama sarebbe arrivato e avrebbe fatto la cosa giusta.

Ma non si può fare la cosa giusta senza la gente per strada e senza un movimento forte e mobilitato che gli chiedesse conto. Sfortunatamente, era circondato da molti neoliberisti e vecchi democratici tradizionali. E non ha fatto, infatti, tutte le cose che credo volesse fare, perché lo abbiamo lasciato da solo. Penso che questa volta il movimento sia pronto a lottare e pronto a organizzarsi e mobilitarsi indipendentemente da chi è alla Casa Bianca. Sia che Biden vinca o che Trump ci sia di nuovo, continueremo ad essere ancora in strada.

Quale è la tua più grande paura sia sulle elezioni che sul dopo?

Ho due paure. Una è che Trump non ceda il potere e che non vinciamo con un ampio margine, il che ci porta a un punto in cui il risultato sarà contestato e sfidato in tribunale. Come sapete, Trump ha nominato [220] giudici in tutto il paese; questo in aggiunta ai giudici conservatori che già sedevano sui banchi in diversi stati. Se ci sfida e tocca alla Corte Suprema, la corte in questo momento non è fatta per le persone emarginate. Né è impostata per difendere la democrazia, perché la maggior parte adesso è conservatrice, l’ultima è stata nominata dall’amministrazione Trump.

Il presidente Donald Trump saluta mentre sale a bordo dell’Air Force One alla Joint Base Andrews, Md. Mercoledì 21 ottobre 2020 (Foto di Joyce N. Boghosian / Casa Bianca)

L’altra preoccupazione che ho è che se Biden vince, tutti gli alleati bianchi che si sono attivati negli ultimi quattro anni possano pensare che con l’elezione di Biden, il loro lavoro sia compiuto e che la gente vedrà l’amministrazione Biden come una pietra miliare avendo sconfitto una Presidenza orribile – [che] ora, possono tornare al lavoro come al solito. Mi preoccupa perché abbiamo molto da lottare e gli organizzatori di prima linea che sono stati per le strade – in particolare le molte persone di colore e donne di colore – stanno cercando di espandere la base del movimento. Quindi, sono preoccupata che alcune delle persone che si sono mobilitate negli ultimi quattro anni possano, di fatto, tornare a casa. Questo è molto preoccupante per me.

Che cosa pensi che bisogna fare perché non succeda?

Ho avuto questo tipo di discussione con molti gruppi come i DSA [Democratic Socialists of America], Indivisible, e altri su come mantenere gli iscritti raccolti negli ultimi quattro anni. Penso che molti di questi gruppi stiano lavorando, e continuando a ottenere impegni da persone al di là di queste elezioni, convincendole a rimanere concentrate, anche sull’idea che ci sono elezioni locali in arrivo nel 2021, 2022, 2023 e 2024. Portare le persone a costruire verso il 2024, dove speriamo che possa esserci uno sfidante progressista, se è Biden a tornare, cosa di cui dubito, o se è Kamala [Harris].

Dovremmo] preparare il movimento progressista a candidare uno sfidante progressista e ottenere più progressisti al Congresso in tutto il paese. Abbiamo visto in ogni elezione – 2018, 2020 e ora speriamo nel 2022 – più persone di colore e più progressisti candidarsi al Congresso. Quindi, il lavoro è stato fatto. E credo in questi gruppi alleati che stanno davvero continuando a rendere più incisivo questo messaggio. Ma nel mio cuore di organizzatrice di prima linea, sono comunque preoccupata. Dobbiamo aspettare e vedere. Confido che i miei alleati stiano facendo tutto il lavoro necessario per mantenere la loro adesione.

Siamo nel mezzo di una pandemia estremamente depressiva e, ovviamente, un’amministrazione di estrema destra è intenzionata a demolire i diritti umani e la giustizia sociale. Riesci a trovare qualche speranza in questi giorni prima delle elezioni?

Trasferirmi a Louisville è la speranza di cui avevo bisogno per superare anche queste elezioni. Sono un’ organizzatrice locale. Vengo da quartieri locali ed è lì che mi piace organizzare. Sono tempi pieni di speranza per me perché ho assistito all’evoluzione di alcuni di questi attivisti in prima linea. Ho osservato i giovani che ho addestrato all’azione diretta non violenta e alla riduzione dell’escalation, dando loro strumenti e capacità in modo che quando alla fine lasceremo Louisville, ci saremo lasciati qualcosa alle spalle.

I giovani neri e i giovani di colore non sono il futuro, adesso sono al momento giusto. Vedo un diverso tipo di analisi in questa generazione. Questa è una generazione che ti assumerà e ti licenzierà alle elezioni. Non hanno lealtà verso gli eletti. Li ho guardati parlare con i loro eletti ed è molto stimolante. Non ci sono accordi sottobanco. Sono solo una generazione che dice: “Ecco ciò di cui sappiamo di aver bisogno, né più né meno che giustizia. E continueremo a lottare fino a quando non otterremo giustizia “.

Alex Kane è un giornalista residente a New York il cui lavoro su Israele / Palestina, libertà civili e politica estera statunitense è apparso su VICE News, The Intercept, The Nation, In These Times e altro. Seguilo su Twitter @alexbkane.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da: https://www.972mag.com/linda-sarsour-trump-biden/

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