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Banditi.

L’esplosione del porto di Beirut è il simbolo della rottura tra le élites al potere e il popolo

Nahla Chahal , Al Safir Al Arabi editoriale 7 agosto 2020

Non si tratta di un terremoto né di una inondazione. Quello che ci capita, oltre ad essere di una insostenibile assurdità, ci costringe ad assistere a lanci di accuse reciproche tra i “responsabili”, che siano politici o amministrativi. Dal 2014, 2700 tonnellate di nitrato di ammonio sono state conservate in un deposito abbandonato, senza nessuna sicurezza né misura precauzionale, in luoghi frequentati da migliaia di persone e nel bel mezzo di una intensa circolazione di auto e camions.

Il porto di Beirut prima dell’esplosione

C’è chi dice che nella zona dello stesso hangar o perfino proprio nel deposito n.12, erano depositati quantitativi di petardi destinati a feste, di matrimonio, in particolare…Il che non sorprende in un paese conosciuto per le sue rumorose celebrazioni. Sembra che questi depositi di petardi avrebbero preso fuoco per una qualche ragione, bruciando per alcuni lunghi minuti finché il fuoco è arrivato a far esplodere la vicina montagna di nitrato. Altre narrazioni – ma solo Dio lo sa – dicono anche che ad alcuni lavoratori era stato chiesto di riparare la porta del magazzino “per evitare furti e maneggi vari”. Gli operai avrebbero utilizzato una saldatrice le cui scintille, arrivando allo stock, hanno fatto saltare la metà di Beirut, distruggendone il porto, orgoglio della “borghesia” libanese, di tutte le comunità e categorie.

Il porto di Beirut dopo l’esplosione

Evitare Tripoli. Perché?

Nel porto di Beirut si concentra il 93,7% del traffico marittimo di importazione e esportazione, mentre il 3,5% va al porto di Tripoli, la cui popolazione ricorda – e le ricerche lo confermano – che fino al 1947 era più importante del porto della capitale. E molti ricordano anche che questo porto offriva molti vantaggi a dispetto della volontà di non svilupparlo. Il resto dei flussi commerciali si indirizza negli altri piccoli porti lungo la costa mediterranea. Al momento in cui era stata suggerita l’idea di utilizzare il porto di Tripoli per compensare la paralisi di quello di Beirut, tutti hanno cominciato a litigare.

Questi litigi appartengono alla mentalità della guerra civile e i loro autori non ci vanno per il sottile né abbelliscono le loro dichiarazioni. La loro preoccupazione non è l’economia o l’interesse della popolazione, neanche in questo periodo di profonda crisi che attraversiamo. Prima di tutto si tratta di trasmettere alle loro “basi sociali” un messaggio di difesa dei propri interessi settari. Così, dopo aver disturbato il normale approvvigionamento di energia elettrica in tutto il paese, come mezzo di pressione per ottenere l’attribuzione di una centrale elettrica in una particolare regione che gli “converrebbe”, vengono proposti porti di pesca e da diporto in queste zone, come eventuale alternativa al porto di Tripoli.… Che brutta rissa alla luce del tragico contesto attuale. E sono questi “signori politici feudali” di recente estrazione, talmente volgari che non sanno neanche come mascherare le loro motivazioni. A meno che non se la ridano proprio. Sono rozzi saccheggiatori, uno scandalo permanente ovunque vadano … Ma c’è da credere che loro se ne infischiano completamente!

Porto di Tripoli

Signori, dopo la distruzione del sistema bancario, unica fonte di ricchezza nel paese, ecco che mettete fine anche al Grande Porto, che è esploso. Che cosa resta al Libano? Il taboulé, certo, ma che non è adatto al consumo al tempo del Coronavirus…

Ci sono voci che si rincorrono da tutte le parti: un missile israeliano avrebbe colpito un deposito sotterraneo contenente munizioni per gli Hezbollah, e i “poveri” Israeliani non erano al corrente della presenza di nitrato. Di conseguenza sono rimasti in imbarazzo per l’orrore di quanto avvenuto e hanno negato. Gli Hezbollah erano in imbarazzo per la catastrofe causata dai loro arsenali e per il fatto che fossero conservati nel porto e non nelle zone sotto il loro controllo. E può anche essere che questo partito non fosse consapevole dell’esistenza del nitrato quando ha scelto per i suoi armamenti un posto nel loro immediato sottosuolo!

Ci sono varianti a queste storie che i loro propagatori difendono con entusiasmo e una abbondante dose di immaginazione. Secondo una di queste varianti, questo nitrato era destinato all’opposizione siriana e il suo trasferimento è stato bloccato per una qualche ragione. A meno che – forse ve lo siete dimenticato – la comparsa dello “Stato islamico” nello stesso 2014 non abbia fatto temere che cadesse nelle loro mani. E non dimentichiamo coloro che ritengono che l’esplosione avesse come scopo costruire una grande catastrofe per coprire la decisione della Corte Internazionale sull’assassinio del Primo ministro Rafic Hariri. Secondo queste fonti ispirate, la sentenza prevista per il 7 agosto avrebbe condannato gli Hezbollah!

Una immagine lancinante del Libano disastrato

2016 quartiere di Mar Mikhael, tra quelli distrutti dall’esplosione

In realtà tutto ciò non ha niente a che vedere con il tema: in ogni caso e in tutti i casi di rappresentazioni – reali o immaginarie – questo nitrato non avrebbe mai dovuto essere immagazzinato lì. Chi ne è responsabile? Quelli che hanno fatto sì che fossero immagazzinate enormi quantità di un prodotto notoriamente pericoloso. Quelli che hanno dimenticato l’esistenza di questa montagna chimica o che aspettavano l’occasione di trarne profitto, vendendola, ad esempio.

Questi sono i criminali. Il responsabile di questo disastro non è soltanto l’impiegato amministrativo che ha stockato questo prodotto, ma i dirigenti politici che si considerano uno “Stato” mentre se ne fregano di tutte le questioni che riguardano il paese. Assomigliano a banditi di strada. Perché è evidente che la sola preoccupazione di questi dirigenti è saccheggiare le persone, proprio come tutti i banditi.

Questa casta vive in una rottura totale con tutte le popolazioni (al contrario anche degli usi mafiosi!), i suoi componenti non fanno più alcuno sforzo per sedurre l’opinione pubblica e non sperano più di soggiogarla se non con bugie e repressione. I loro metodi sono caratterizzati dal disprezzo della popolazione e dalla spregiudicatezza nella conduzione degli affari pubblici.

Forse non c’è niente di più simbolico per esprimere questa rottura profonda con la società che la terribile esplosione di Beirut.

Nahla Chahal è redattore capo di Assafir Al-Arabi, Beirut. Editoriale 7 agosto 2020 . La ringraziamo per averci fornito la traduzione in francese. Italiano a cura della redazione

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