da Anbamed 5 settembre
Cisgiordania
Stamattina, sabato, le truppe di occupazione israeliane hanno invaso El-Bira, il campo di Amaary, Kafr Aqaba (a nord di Gerusalemme) e due villaggi a nord di Tulkarem. I rastrellamenti all’alba hanno condotto 19 palestinesi in carcere.
Ieri, gli attacchi dell’esercito israeliano contro villaggi e città palestinesi sono stati 22, con oltre 50 attivisti rastrellati.
Le aggressioni dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione nativa sono avvenute in 13 località, con furti di bestiame, danneggiamenti di campi agricoli, incendi e sradicamento di alberi da frutta e ulivi.
Gerusalemme est occupata
Israele ha imposto, alle scuole palestinesi di Gerusalemme est occupata, i programmi di studio israeliani. Non solo, ma ha ostacolato l’arrivo del personale didattico dalle città della Cisgiordania. La conseguenza diretta di questo provvedimento coloniale è stata il mancato avvio dell’anno scolastico per circa 35 mila studenti palestinesi. Gli studenti palestinesi, secondo queste misure, dovrebbero studiare la storia del sionismo, imparare l’inno nazionale israeliano e festeggiare le ricorrenze ebraiche.
Questi provvedimenti hanno colpito anche le scuole degli enti religiosi cristiani. L’Alto Comitato Presidenziale per gli Affari Ecclesiastici in Palestina ha esortato – in un comunicato emesso ieri, le chiese di tutto il mondo ad agire immediatamente per salvare le scuole cristiane di Gerusalemme, dopo che Israele ha impedito a insegnanti e personale provenienti dalla Cisgiordania di accedervi.
Deportazione e pulizia etnica in Cisgiordania
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha accusato Israele di aver deportato con la forza, nel 2025, oltre 33.000 palestinesi da tre campi profughi nella Cisgiordania occupata, oltre agli attacchi dell’esercito israeliano e dei coloni che hanno causato la morte di oltre 1.100 palestinesi. L’Alto Commissario ha affermato che tali azioni sollevano preoccupazioni in merito a “crimini contro l’umanità e pulizia etnica”.
In un nuovo rapporto, l’Alto Commissario ha concluso che le forze israeliane hanno deportato con la forza tutti gli abitanti di tre campi profughi in Cisgiordania tra gennaio e febbraio dello scorso anno e continuano a impedire loro di farvi ritorno “in violazione del diritto internazionale”.
Il rapporto evidenzia le violazioni israeliane nei campi profughi di Jenin, Tulkarm e Nur Shams, affermando che “lo spostamento diffuso, prolungato e sistematico di oltre 33.000 palestinesi solleva serie preoccupazioni in merito al crimine contro l’umanità del trasferimento forzato” della popolazione sfollata.
La Commissione ha dichiarato che “l’uso di attacchi aerei, bulldozer blindati e bombardamenti sistematici per rendere interi campi inabitabili, costringendo i loro abitanti alla fuga e impedendone il ritorno, senza un’imperativa necessità militare, non è consentito dal diritto internazionale, sembra costituire una forma di punizione collettiva e solleva preoccupazioni circa il potenziale rischio di pulizia etnica”.
Il 23 febbraio 2025, Israele ha annunciato che il suo esercito aveva evacuato i palestinesi dei tre campi, situati nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata, e che ai soldati era stato ordinato di impedire loro di tornare alle proprie case. Da allora, i deportati palestinesi non hanno potuto far ritorno alle loro case.
Qusra
Quattro settimane di assedio. Un centinaio di attivisti palestinesi e israeliani sono arrivati a Qusra per portare cibo, acqua e medicinali alle tre famiglie assediate. Sono stati bloccati dall’esercito di occupazione, con il pretesto della zona militare chiusa. Ci sono stati diversi momenti di tensione verbale, ma la calma degli attivisti, che non hanno risposto al lancio di pietre da parte dei coloni che si trovavano nelle vicinanze, ha impedito che la situazione degenerasse. La stampa italiana mainstream guarda dall’altra parte. L’ultima notizia reperibile risale al 17 agosto, dopo l’espulsione dei 5 osservatori internazionalisti italiani.
Elezioni palestinesi
Jibril Rajoub, membro del Comitato Centrale di Fatah, ha dichiarato di non prevedere lo svolgimento di elezioni legislative il prossimo novembre, auspicando un incontro tra la leadership palestinese, le organizzazioni politiche e la società civile, per elaborare una tabella di marcia che tuteli il sistema politico e il processo decisionale nazionale. Rajoub ha rivelato di aver incontrato due settimane fa in Turchia la maggior parte dei membri dell’ufficio politico di Hamas, tra cui il suo capo, Khalil al-Hayya, e Zaher Jabarin, affermando che quanto appreso dalla leadership del movimento potrebbe costituire la base per la costruzione di meccanismi volti a proteggere il progetto nazionale e a porre fine all’attuale situazione di stallo che i palestinesi si trovano ad affrontare. Rajoub ha auspicato un dialogo nazionale palestinese globale, ospitato e patrocinato dall’Egitto, considerando il rinnovamento della legittimità del sistema politico, lo svolgimento delle elezioni e la riforma delle istituzioni dell’Autorità Palestinese e dell’OLP come i pilastri della sua visione per superare l’attuale situazione di crisi. Rajoub ha affermato che i palestinesi stanno vivendo la crisi più pericolosa nella storia della causa palestinese, descrivendola come una vera e propria minaccia esistenziale. Ha affermato che all’interno del sistema politico palestinese regna una paralisi strategica e che a livello regionale vi è indifferenza verso ciò che sta accadendo ai palestinesi. Tuttavia, ha sottolineato che ciò non significa che l’occupazione non stia affrontando una crisi storica senza precedenti nella storia del conflitto, a causa dei suoi crimini e della tenacia della popolazione, compresi i crimini di pulizia etnica, genocidio e terrorismo di Stato

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