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Dite cosa non è vero nel rapporto di Amnesty

Coloni e soldati israeliani si riuniscono nell'avamposto selvaggio di Eviatar, recentemente istituito, vicino alla città di Nablus, in Cisgiordania, luglio 2021.
Coloni e soldati israeliani si riuniscono nell’avamposto selvaggio di Eviatar, recentemente istituito, vicino alla città di Nablus, in Cisgiordania, luglio 2021. Credit: AP Photo/Oded Balilty

Gideon Levy 3 febbraio 2022

Mentre le maledizioni e gli strilli si placano –Amnesty è antisemita, il rapporto è pieno di bugie, la metodologia è assurda – ci si deve chiedere: cosa, precisamente, è sbagliato nel rapporto sull’apartheid?

Israele non era fondato su una politica esplicita di mantenimento dell’egemonia demografica ebraica, riducendo al contempo il numero di palestinesi all’interno dei suoi confini? Sì o no? Vero o falso? Questa politica esiste ancora oggi? Sì o no? Vero o falso? Israele non mantiene un regime di oppressione e controllo dei palestinesi in Israele e nei territori occupati a beneficio degli ebrei israeliani? Sì o no? Vero o falso? Le regole di ingaggio nei confronti dei palestinesi non riflettono una politica dello sparare per uccidere, o almeno mutilare? Sì o no? Vero o falso? Gli sfratti dei palestinesi dalle loro case e la negazione dei permessi di costruzione fanno parte della politica israeliana? Sì o no? Vero o falso?

Sheikh Jarrah non è apartheid? La legge dello stato-nazione non è l’apartheid? E la negazione del ricongiungimento familiare? E i villaggi non riconosciuti? E la “giudaizzazione”? C’è una sola sfera, in Israele o nei territori, in cui vi sia una vera, assoluta uguaglianza, se non di nome?

Leggere il rapporto è disperante. C’è tutto ciò che sapevamo, ma condensato. Eppure in Israele non si sono sentiti né disperazione né rimorso. La maggior parte dei media l’ha emarginato e offuscato, e il coro dell’ hasbara (propaganda) l’ha respinto. Il ministro della propaganda, Yair Lapid, ha recitato le sue battute e ha attaccato anche prima che il rapporto fosse pubblicato. Il ministro per gli affari della diaspora Nachman Shai si è affrettato a seguirlo. Deve ancora nascere il rapporto internazionale che Israele non denuncerà trascurando di rispondere su un solo punto messo in evidenza. Un’organizzazione dopo l’altra, alcune importanti e oneste, lo chiamano apartheid, e Israele dice: antisemitismo.

Per favore, dimostrate che Amnesty si sbaglia. Che non ci sono due sistemi di giustizia nei territori, due insiemi di diritti e due formule per la distribuzione delle risorse. Che la legittimazione di Evyatar non è apartheid. Che gli ebrei possano reclamare le loro proprietà precedenti al 1948 mentre ai palestinesi viene negato lo stesso diritto non è apartheid. Che un insediamento verdeggiante proprio accanto a una comunità di pastori senza elettricità né acqua corrente non sia apartheid. Che i cittadini arabi di Israele non siano discriminati sistematicamente, istituzionalmente. Che la Linea Verde non sia stata cancellata. Che cosa non è vero?

Anche Mordechai Kremnitzer è stato spaventato dal rapporto e lo ha attaccato . Le sue argomentazioni: Il rapporto non distingue i territori occupati da Israele e tratta il passato come se fosse il presente. È così che va quando anche il mondo accademico di sinistra si arruola in difesa della propaganda sionista. Accusare Israele dei peccati del 1948 e chiamarlo apartheid è come accusare gli Stati Uniti di apartheid a causa delle passate leggi Jim Crow (leggi sulla segregazione razziale, abrogate nel 1954) , ha scritto su Haaretz di mercoledì.

La differenza è che il razzismo istituzionalizzato negli Stati Uniti è gradualmente scomparso, mentre in Israele è vivo e vegeto, più forte che mai. Anche la linea verde è stata cancellata. È stato uno stato per un po’ di tempo ormai. Perché Amnesty dovrebbe fare la distinzione? Il 1948 continua. La Nakba continua. Una linea retta collega Tantura e Jiljilya. A Tantura hanno massacrato , a Jiljilya hanno fatto morire un uomo di 80 anni e in entrambi i casi le vite dei palestinesi non valgono niente.

Non c’è, ovviamente, propaganda senza riconoscimenti per il sistema giudiziario. “L’importante contributo del consiglio legale del governo e dei tribunali, che, contro una larga maggioranza politica, ha impedito la messa al bando dei candidati e liste arabe alla Knesset… Un partito arabo che si unisce alla coalizione mette subito in ridicolo l’accusa di apartheid”, ha scritto Kremnitzer .

È tanto bello sbandierare l’Alta Corte di Giustizia, che non ha impedito una singola iniquità dell’occupazione, e Mansour Abbas, per dimostrare che non c’è l’apartheid. Settantaquattro anni di statualità senza una nuova città araba, senza un’università araba o una stazione ferroviaria in una città araba sono tutti sminuiti dal grande imbiancatore dell’occupazione, l’Alta Corte di Giustizia e da un partner minore della coalizione araba, e persino quello considerato illegittimo.

Il mondo continuerà a scagliare invettive, Israele continuerà a ignorarle. Il mondo dirà apartheid, Israele dirà antisemitismo. Ma le prove continueranno ad accumularsi. Quanto scritto nel rapporto (di Amnesty) non nasce dall’antisemitismo, ma contribuirà a rafforzarlo. Israele è il più grande motivatore di impulsi antisemiti nel mondo di oggI.

traduzione a cura della redazione

PalestinaCeL

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