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La nuova generazione palestinese deve esplorare nuovi orizzonti di lotta

Intervista con Majd Kayyal, ricercatore e scrittore palestinese di Haifa. Tratto da Lignes d’Attac n°123. Immagine: ritratto di Majd Kayyal réalisé par Charlotte Planche.

Intervista raccolta da Imen Habib, coordinatrice di l’Agence Média Palestine, source d’informations alternatives et de défense des droits du peuple palestinien.

Il piano di annessione di parti della Cisgiordania è stato sospeso a metà agosto dopo l’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Qual è l’obiettivo di Netanyahu?

Netanyahu aderisce alla visione coloniale sionista: mantenere il pieno controllo sul popolo e sulla terra della Palestina storica. L’obiettivo principale è quello di privare il popolo palestinese dell’autodeterminazione, come espresso nella legge sullo “stato-nazione del popolo ebraico”. Questo obiettivo richiede una frammentazione sistematica della nostra società, della nostra geografia, della nostra economia e, di conseguenza, lo schiacciamento dell’organizzazione politica palestinese. Ciò sta accadendo sul terreno con il totale isolamento di Gaza, l’imposizione del controllo assoluto israeliano su Gerusalemme e l’annessione de facto dell’Area C della Cisgiordania, per non parlare della storica segregazione dei cittadini palestinesi di Israele. e l’espulsione dei rifugiati.

Netanyahu sta capitalizzando il momento storico delle controrivoluzioni che stanno indebolendo la regione araba. Israele celebra la sua alleanza con potenze che impediscono la democratizzazione, sferrano brutali attacchi ai diritti umani e politici. Dall’inizio della primavera araba, abbiamo assistito a un coordinamento senza precedenti tra Israele e regimi oppressivi come gli Emirati Arabi Uniti, il regime saudita e l’Egitto di Al Sisi. Questo coordinamento significa stabilire l’asse dell’oppressione, sotto la bandiera della prosperità capitalista neoliberista, e un interesse comune a schiacciare l’aspirazione del popolo arabo alla libertà e alla dignità, ai diritti sociali. e politici.

Trump ha dimostrato negli ultimi quattro anni quanto sia un convinto sostenitore del progetto coloniale israeliano. La storia politica mostra che il Partito Democratico non è neanche esso un alleato del popolo palestinese. L’emergere di nuove figure a sinistra del partito può cambiare la situazione?

A mio avviso, non c’è da aspettarsi una vera trasformazione dal Partito Democratico. Sotto la loro amministrazione, i crimini di guerra di Israele hanno ricevuto pieno sostegno. Ogni processo politico guidato dalla loro amministrazione si basava sui principi coloniali di partizione, negando ai rifugiati un diritto sostanziale al ritorno e dando per scontato il paradigma razzista dello “stato ebraico”.

Tuttavia, nuovi discorsi e movimenti stanno emergendo negli Stati Uniti; Black Lives Matter, che ha abbracciato il BDS, è uno di loro. Questi movimenti sono in grado di ispirare e coordinare un cambiamento radicale. I palestinesi negli Stati Uniti sono parte di questo cambiamento e stanno ponendo la nostra causa al centro delle lotte americane, facendola rivivere come argomento centrale per comprendere le politiche imperiali … La lotta palestinese per la libertà fiorirà sul suolo di questi movimenti, e non sul terreno di gioco di Capitol Hill.

Il popolo palestinese sembra non essere mai stato così isolato sulla scena internazionale. Quale strategia può seguire per uscire da questo isolamento?

Purtroppo, dopo la sconfitta della Seconda Intifada, l’Autorità Palestinese ha finita per essere il prodotto dell’occupazione israeliana. Per decenni Israele ha plasmato la nostra organizzazione politica assassinando qualsiasi leader impegnato nella lotta, o almeno mettendolo in prigione – Marwan Barghouthi è un esempio – lasciando a bordo solo “gli eletti”. La nuova generazione di palestinesi deve riconoscere questo fatto ed esplorare nuovi orizzonti per la lotta. Dobbiamo renderci conto di come le nostre istituzioni sono state progettate dal potere coloniale, a proprio vantaggio.

Anche l’esclusività del paradigma della sovranità nel quadro della condivisione deve scomparire; focalizzare l’attenzione sulla rivendicazione di uno stato sul territorio del 1967 si è rivelato un mezzo per eliminare due elementi fondamentali della causa palestinese: il diritto al ritorno dei rifugiati e l’opposizione alla supremazia razzista della ” Stato ebraico ”.

Traduzione a cura di Alessandra Mecozzi da https://france.attac.org/nos-publications/lignes-d-attac/article/la-nouvelle-generation-de-palestiniens-doit-explorer-de-nouveaux-horizons-pour?fbclid=IwAR3ce7A06HGtYQ-jj20frQuIn3KuSfM75h9PaB0410tRkKYzRvKkpOulqE4

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